Monte delle Vigne

Monte delle Vigne nasce da un sogno nel 1983 sulle dolci colline di Ozzano Taro, ma anche da un impegno che è il risultato di una lunga storia d’amore per la terra, la natura e la tradizione. Abbiamo avuto il piacere di conoscere Clara Pinardi, collaboratrice della storica azienda; ecco le sue parole prima di lasciarvi guidare in un nuovo percorso enogastronomico.
Raccontiamo ai nostri ospiti chi sei e come nasce Monte delle Vigne
Io sono Clara e, mi occupo qui in cantina dell’accoglienza principalmente insieme al mio collega Gabriele e gestiamo quello che è lo shop aziendale, così come le visite, degustazioni, tour guidati alla cantina, quindi la parte di incoming legata al mondo del vino. Monte delle Vigne nasce nel 1983 in una piccolissima cantina di soli sei ettari, dove il proprietario era il padre dell’attuale proprietario, Pietro Pizzarotti e negli anni poi ci siamo diciamo allargati e il figlio che è poi l’attuale proprietario, Paolo Pizzarotti, porta avanti quello che era il sogno di suo padre di allargarsi proprio su queste colline e quindi dai sei ettari iniziali, siamo arrivati a sessanta ettari oggi.
Sappiamo che il terreno è fondamentale per fare un buon vino, quanto è complicato mantenere degli standard di eccellenza? Suppongo che voi abbiate degli standard rigidi o un protocollo di lavorazione da rispettare.
Certo, certo, è abbastanza complicato perché tra l’altro il mondo del vino è molto ampio. È un mondo che poi cambia tutti gli anni, tutti i vitigni sono diversi e soprattutto è la natura in primis che decide per noi; quindi, è molto complicato stare al passo con il tutto, però insomma si cerca sempre di lavorare per ottenere la qualità desiderata. Diciamo che, come filosofia della nostra cantina, puntiamo un pochino più alla qualità, piuttosto che alla quantità, quindi magari preferiamo produrre meno bottiglie, ma che tutto sia ben concentrato in quelle che produciamo con livelli di qualità appunto, standard abbastanza elevati.
È chiaro che nel mondo del vino già a partire dalla vigna, tanti sono gli aspetti da considerare; come il terreno che dicevi tu, la tipologia di terreno che qui è a calcare argillosa, quindi abbastanza morbido, va a dare una sensazione abbastanza salata a quelli che sono i nostri vini, di mineralità freschezza, ma ci sono poi tantissime cose da considerare; come può essere il clima, le condizioni dei parchi, noi qui siamo in una posizione fantastica perché siamo circondati da tre parchi naturali. Tanti aspetti.
Quando avete deciso di aprirvi all’incoming e ai relativi percorsi enogastronomici? C’è un filo conduttore che lega tutti i vostri prodotti?
Assolutamente, diciamo che il mondo dell’enoturismo, chiamiamolo così, è un mondo che qui a Monte delle Vigne è portato avanti già da diversi anni.
Fin dall’inizio più o meno della costruzione della nuova cantina, che è stata nel 2003 e 2004, c’è sempre stata una persona dedicata a quello che è l’incoming. È chiaro che negli anni stiamo vedendo che c’è un buon aumento; quindi, in questi ultimi anni soprattutto siamo arrivati a essere in due, a gestire solamente questa parte sia di accoglienza proprio di turisti che anche di eventi.
Organizziamo anche un evento ormai abbastanza fondamentale per la nostra realtà che è quello dell’Aperistreet in vigna e sono dieci anni che l’organizziamo; il filo conduttore chiaramente è il vino però ci apriamo a più possibilità.
Sì, certo perché anche se c’è questo bisogno costante di dividere il mondo fra turisti e viaggiatori, è chiaro che il vostro progetto si avvicina molto anche a un concetto di valorizzazione del territorio; quindi, immagino che per voi sia molto importante.
Sì, è fondamentale proprio perché tutte le nostre esperienze a partire da quelle classiche ma insomma qualsiasi esperienza che proponiamo in cantina sono proprio legate al territorio in termini di valorizzazione, come dicevi tu, sia del luogo in cui ci troviamo noi, ma anche di quello che abbiamo qui intorno. Abbiamo ad esempio degustazioni dove facciamo abbinamenti gastronomici con prodotti di aziende comunque vicine a noi come può essere il parmigiano, come possono essere salumi affettati. Abbiamo collaborazioni attive con diverse realtà sempre locali e questo per le degustazioni classiche fino ad arrivare alla Aperistreet, che, come dicevo prima, è l’evento più grande del giovedì sera dove anche qui comunque collaboriamo con partner sempre locali, che durante le serate sotto forma di street food vanno a proporre i loro prodotti.
Qual è il vino di cui andate più orgogliosi?
Così su due piedi ti direi il Callas e il Nabucco che sono i due vini che noi chiamiamo il re e la regina della Cantina; sono i due vini più iconici e più importanti sui quali abbiamo chiaramente anche più attenzione a partire proprio dalla potatura delle piante fino ad arrivare proprio fino al calice finale. Sono importanti perché hanno una storia nel senso che nascono come i primi vini fermi della provincia di Parma e Parma è da sempre conosciuta per le bollicine; lambrusco, malvasia principalmente, ma tutto con la bollicina. In realtà si capisce che insomma queste colline, queste condizioni microclimatiche che abbiamo possono dare vita a qualcosa di più strutturato anche qui e quindi il Nabucco nasce nel 1992 come volontà proprio di innovazione con quella che è la tradizione e nasce come il primo vino fermo della provincia di Parma e, da lì a qualche anno, nel 1999, nasce Callas che è invece una malvasia, come il primo bianco fermo della Provincia. Per questo motivo sono i due vini iconici della Cantina.
Senza pensarci troppo sulla produzione del vino. Cosa tieni? Tradizione o sperimentazione?
Sperimentazione. Chiaro che ti rispondo così proprio su due piedi. Sì.
Chiaro che credo che ci debba essere… ci debbano essere entrambe, non si può fare una senza l’altra; quindi, è fondamentale avere anche la tradizione che comunque è la base del lavoro che abbiamo, però bisogna, credo, a mio parere, rimanere sempre al passo con i tempi, quindi ha giusto sperimentare, giusto provare, fare tentativi e capire come stare al passo con i tempi, chiaramente.
Certo, ma quali sono le criticità che avete riscontrato nel portare avanti il vostro lavoro?
Dipende dai periodi, in realtà. Dipende dai periodi, nel senso che il mondo del vino probabilmente sta subendo tanti cambiamenti nel corso degli anni e quindi la difficoltà è proprio riuscire a rimanere al passo con i tempi. Sono cambiate tante esigenze, tante scelte, tante priorità dal punto di vista dei clienti e quindi la cosa difficile è proprio questa. Cercare di riuscire comunque a valorizzare, a fare capire il valore e l’importanza che ci sta dietro ad una bottiglia.
Il futuro del vino, quindi del vino italiano, è ancora in buone mani?
Speriamo di sì. È in buone mani sicuramente, bisogna capire come evolverà la cosa e come risponderà il cliente finale.
Facciamo un gioco, se dovessi indicare un vino in base alla nazionalità degli ospiti, a dei francesi cosa consiglieresti?
Ai francesi, consiglierei il Cabernet franc, nonostante loro siano molto legati al proprio, noi abbiamo un Cabernet franc che è una chicca della cantina, perché abbiamo un numero limitatissimo di bottiglie, perché abbiamo un solo ettaro di coltivazione Cabernet franc. Un piccolo appezzamento che si trova praticamente racchiuso tra il bosco e il lago e prende proprio il nome di Chiuso, perché si trova in questa piccola oasi, diciamo così, di produzione. È una bella chicca, consiglierei quello.
Inglesi?
Probabilmente un Lambrusco, per capire un pochino la nostra tradizione, di nuovo colleghiamoci alla domanda di prima. Noi abbiamo tre diverse tipologie di lambrusco, quello che considero il più rappresentativo è il Calanchi, è un Lambrusco frizzante, secco, mantenendolo secco riusciamo ad avere tutto il profumo, tutto l’aroma del Lambrusco maestri, quindi fruttato, ma in bocca bello, strong, bello tagliente.
Quindi questo consiglio potremmo estenderlo agli americani?
Assolutamente sì, assolutamente sì, anche se gli americani apprezzano tantissimo la Malvasia Dolce. Lo vedo proprio nei nostri clienti, probabilmente hanno un palato che va un pochino più sul dolce, quindi loro l’apprezzano tantissimo. È un unico vino dolce della cantina, tra l’altro che noi consigliamo come vino da fine pasto, perché ha proprio un altissimo grado zuccherino e basso grado alcolico.
E al mercato orientale invece?
Su quella starei forse più sul Sauvignon. Noi abbiamo un Sauvignon fermo, vinificato solo in acciaio e ha un sentore abbastanza minerale, ma soprattutto la cosa bella è che quando finisci il calice, hai una sensazione salata sulle labbra; quindi, questa sensazione spiccata. Chiaro che poi è soggettiva. Ogni gusto, ogni naso, ogni palato è diverso; quindi, è bello giocare anche con le varie persone in base ai propri gusti.
Se doveste consigliare una vostra esperienza ai nostri ospiti, visto che stiamo andando verso la bella stagione?
Quella sicuramente dell’Aperistreet. È una serata molto piacevole perché si svolge al tramonto, quindi dalle 19, fino a mezzanotte, noi siamo aperti. È in format picnic, quindi noi diamo la cassetta con il telo e ci si mette poi tra le vigne o sotto le lucine, dove si preferisce a fare questo apericena. Essendoci poi street food con partner locali, ci sono hamburger, pizza, focacce, abbinati ai nostri vini e quindi ci si gode poi la serata in questa maniera.
Quindi ci sono diverse opzioni, no, di scelta gastronomiche.
Sì, esatto, assolutamente.
Sì. Ogni serata il menù cambia. Il cliente arriva qui, sceglie quello che vuole consumare. Tutti i giovedì diciamo c’è una proposta diversa.
Tuttavia, non abbandonerei l’idea della visita in cantina, perché è molto molto interessante. È bello scoprire, proprio conoscere quello che ci sta dietro al mondo del vino. Tendenzialmente tutte le nostre esperienze di degustazione prevedono una visita guidata alla cantina di un 45-50 minuti. Ed è bello proprio conoscere tutta la produzione, per arrivare poi alla parte di degustazione finale dove ritrovi tutto quello che ti abbiamo raccontato del mondo del vino.
Bene, allora noi invitiamo i nostri ospiti a venirvi a trovare in cantina e se è un giovedì possibilmente a partecipare a questo meraviglioso aperistreet.
ISTRUZIONI PER L’USO
- Dove Dormire: Dado Hotel International, Strada Moletolo 84, 43122 Parma, tel. +39 0521 270037, sito web www.dadohotel.it, Century Hotel, P. le Carlo Alberto Dalla Chiesa, 5 – 43121 Parma, tel.: +39 0521 039800, sito web https://hotelcenturyparma.it/.
- Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica (IAT-R) – Parma Welcome, Str. Giuseppe Garibaldi, 18, 43121 Parma PR, tel 0521 218889, sito web homepage – Informazioni turistiche su Parma e provincia.
- TEP Trasporti pubblici, Via Taro 12, 43125 Parma, Tel. 0521.2141, sito web Tep – Trasporti pubblici Parma.
- MONTE DELLE VIGNE: www.montedellevigne.it

Borgo Giacomo Tommasini
Parma è una città che custodisce la sua anima più autentica non solo nei grandi monumenti, ma soprattutto nella trama intima e affascinante dei suoi borghi.
A differenza di altre città che usano il termine “vie” o “strade”, a Parma il centro storico è solcato da “borghi”. Questa non è solo una scelta nominale, ma l’espressione di un’identità: i borghi evocano un senso di raccolta intimità, di vicinato e di una dimensione a misura d’uomo che resiste al passare dei secoli. Oggi i borghi sono luoghi di incontro, di botteghe di quartiere, di caffè storici e di una vivacità culturale che unisce le radici tradizionali della città alla sua contemporaneità. Ogni borgo custodisce un frammento dell’identità collettiva di Parma, trasformando ogni passeggiata in un’esperienza di scoperta e di appartenenza. Esploriamo insieme Borgo Giacomo Tommasini.

Fontanellato: il rifugio alchemico
In un mondo continuamente in corsa, ossessionato dall’omologazione e dalla frenesia, varcare la soglia di Fontanellato regala la sensazione di accedere a un’altra dimensione. Un’oasi custodita nel tempo, fatta di antiche botteghe, portici accoglienti e ritmi a misura d’uomo, dove ci si può fermare su una panchina a guardare la vita che scorre. Un domani che sceglie di fare tesoro di ieri.

Cosa vedere nei dintorni
Attorno a Parma, la piccola e nobile Capitale del buon gusto, è tutto un susseguirsi di Castelli, Parchi Naturali e borghi che richiamano il Piccolo Mondo Antico. Gli itinerari che vi proponiamo non hanno l’ambizione di essere esaustivi, considerateli piuttosto un suggerimento per incentivarvi a scoprire il territorio in tutta la sua splendida bellezza.

Dove dormire a Parma: zone migliori e consigli per il tuo soggiorno
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Esperienze originali
Il significato etimologico di insolito si riferisce a ciò che va oltre la consuetudine e di conseguenza a ciò che non è familiare o non fa parte dell’abitudine. I soliti pochi giorni a Parma bastano appena per i grandi classici. Se invece cercate qualcosa di diverso, ecco i luoghi più insoliti e fuori dai radar che dovete assolutamente vedere.

Cosa fare nel weekend
Prepara la tua prossima fuga in una città che è sempre una promessa di eventi.
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Weekend romantico a Parma
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Azienda Agricola Bertinelli
L’anima del Parmigiano Reggiano risiede in 366 caseifici che agiscono come sentinelle del territorio, proteggendo un’eredità artigianale che rifiuta le logiche della produzione industriale di massa. L’Azienda Agricola Bertinelli rappresenta un perfetto equilibrio tra eredità storica e visione moderna. Partendo dalla produzione d’eccellenza del Parmigiano Reggiano, l’azienda ha saputo tessere una rete di esperienze che trasformano la semplice visita in un’immersione totale: dalla didattica in caseificio ai sapori autentici dell’Hosteria, fino al relax rurale accompagnato dalla musica. È un ritorno alla “festa nell’aia” reinterpretato con gusto contemporaneo.

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Degustazioni tipiche
Parma è stata la prima città italiana a essere nominata Città Creativa UNESCO per la Gastronomia nel 2015. Questo riconoscimento sottolinea come la cultura del cibo sia parte integrante del tessuto sociale, economico e urbanistico della zona; non solo per i suoi prodotti tipici ma per l’intero ecosistema nato dalla produzione agricola e industria alimentare, la cultura gastronomica (ricette, storia, identità), le sue scuole specifiche e la ricerca sul cibo. Questo significa garantire una certa idea di affidabilità nel food e di unicità autentica e non costruita. Di seguito, una selezione dei luoghi simbolo per scoprire l’autenticità di ogni filiera produttiva.